Scienza del vetro e dei substrati

Ritiro del vetro in cottura: temperatura fittizia e variazione dimensionale

Ritiro del vetro in cottura: temperatura fittizia e variazione dimensionale

Cotto al di sotto della temperatura di trasformazione, il vetro vede la temperatura fittizia rilassare verso la temperatura di cottura e il volume ritirarsi di quantità dell’ordine dei ppm. Con il modello di rilassamento TNM l’articolo stima il ritiro del vetro sodico-calcico e del vetro privo di alcali tra 150 e 600 ℃, mostra che un ritiro uniforme non cambia l’angolo delle linee e discute la sovrapposizione su lastre grandi, la disuniformità di temperatura e il pre-ritiro.

I substrati dei dischi encoder attraversano diverse fasi termiche – cottura del resist, deposizione di film sottile, polimerizzazione dell’adesivo – e agli ingegneri si chiede spesso: il vetro «si ritira» a queste temperature? Qualche ppm di ritiro conta? La risposta si dà in due passi: prima stimare il ritiro alle diverse temperature, poi vedere su quali caratteristiche del disco ricade. Il ritiro del vetro non è dilatazione e contrazione termica, ma rilassamento strutturale: il vetro è un liquido congelato e durante la sosta la sua struttura si avvicina lentamente a uno stato più denso.

Ritiro durante la sosta in funzione del tempo (a sinistra) e ritiro dopo 1 h di sosta in funzione della temperatura di cottura (a destra): esempio del modello TNM per vetro sodico-calcico e privo di alcali, temperatura di cottura variata da 200 ℃ a 540 ℃
Figura 1 – Ritiro durante la sosta in funzione del tempo (a sinistra) e ritiro dopo 1 h di sosta in funzione della temperatura di cottura (a destra): esempio del modello TNM per vetro sodico-calcico e privo di alcali, temperatura di cottura variata da 200 ℃ a 540 ℃

Temperatura fittizia e modello di ritiro

La struttura di un vetro si può descrivere con la temperatura fittizia Tf: lo si considera come un liquido giunto all’equilibrio a Tf e poi congelato. Più rapido è il raffreddamento, più alta è Tf e più aperta la struttura. Mantenendo il vetro a una temperatura T < Tf, Tf si avvicina a T nel tempo e il ritiro lineare è

ΔL/L = (α_l − α_g)·(Tf0 − Tf)

dove α_g è il coefficiente di dilatazione lineare allo stato vetroso, α_l quello del liquido sottoraffreddato e Tf0 la temperatura fittizia iniziale. Per α_l − α_g si usa un valore di esempio di circa 2α_g: circa 17×10⁻⁶/K per il sodico-calcico e circa 6×10⁻⁶/K per il vetro alluminoborosilicato privo di alcali. La velocità di rilassamento è descritta dal modello di Tool–Narayanaswamy–Moynihan (TNM):

dTf/dt = −(Tf − T)/τ, τ = τ_g·exp[ x·(Δh/R)·(1/T − 1/T_g) + (1−x)·(Δh/R)·(1/Tf − 1/T_g) ]

dove Δh/R è la temperatura di attivazione apparente, x il parametro di non linearità (posto a 0,5), T_g la temperatura di trasformazione di riferimento, e τ_g è fissato dalla velocità di raffreddamento (posta a 10 K/min). Il rilassamento non è un esponenziale semplice: si usa un esponenziale stirato con β = 0,6, approssimato qui con la somma di 44 termini esponenziali. Parametri di esempio (ipotizzati): sodico-calcico T_g = 550 ℃, Δh/R = 7×10⁴ K; privo di alcali T_g = 735 ℃, Δh/R = 1,0×10⁵ K; come Tf0 iniziale si prende la T_g per raffreddamento a 10 K/min.

Esempio numerico: temperatura di cottura e ritiro

Integrando con questi parametri si ottiene il ritiro (ppm) dopo soste di 1 h e 100 h:

Temperatura di cotturaSodico-calcico 1 hSodico-calcico 100 hPrivo di alcali 1 hPrivo di alcali 100 h
200 ℃< 0,0010,002≈ 0≈ 0
250 ℃0,020,4≈ 0≈ 0
300 ℃0,7512≈ 0≈ 0
350 ℃11150< 0,001< 0,01
400 ℃926200,0060,13
450 ℃35011000,162,5
500 ℃——1,928
550 ℃——15145

Tre conclusioni. Primo, il ritiro è estremamente sensibile alla temperatura: per il sodico-calcico intorno a 350 ℃ ogni 1 K in più aumenta il ritiro di circa il 5 %, e tra 300 ℃ e 400 ℃ c’è un fattore di circa 120. Secondo, la T_g del vetro privo di alcali è più alta di quasi 200 K, e lo stesso ritiro compare solo a una temperatura più alta di circa 200 K. Terzo, conta la storia di raffreddamento iniziale: il ritiro del sodico-calcico a 350 ℃ per 1 h è di circa 4,9 ppm con raffreddamento iniziale a 1 K/min, 11 ppm a 10 K/min e 24 ppm a 100 K/min – circa la metà per ogni decade più lenta.

I valori sotto circa 300 ℃ sono determinati dalla coda iniziale dell’esponenziale stirato e sono molto sensibili alla forma del modello e ai parametri: vanno presi solo come ordine di grandezza. Una cottura di 1 h a 150–300 ℃ dà per il sodico-calcico circa 1 ppm o meno; per il vetro privo di alcali il ritiro è trascurabile. I valori calcolati non sostituiscono la misura.

Che cosa significa per i dischi encoder

Un ritiro uniforme cambia solo le dimensioni: le posizioni angolari delle linee non cambiano, e nemmeno il passo a un raggio di lettura fisso (la testina di lettura vede un altro cerchio di linee, il cui passo resta 2πr/N). Non c’è quindi effetto diretto sulla precisione angolare dei dischi incrementali o assoluti. Cambia il raggio: con ε = 3 ppm e r = 20 mm il raggio della traccia varia di 0,06 μm, molto meno della tolleranza radiale della testina di lettura rispetto alla traccia.

A sinistra: ritiro in 1 h del vetro sodico-calcico in funzione della temperatura di cottura e della storia di raffreddamento; a destra: riduzione del ritiro nelle fasi successive grazie alla pre-cottura
Figura 2 – A sinistra: ritiro in 1 h del vetro sodico-calcico in funzione della temperatura di cottura e della storia di raffreddamento; a destra: riduzione del ritiro nelle fasi successive grazie alla pre-cottura

Tre situazioni ne risentono davvero. Primo, la sovrapposizione di esposizioni multiple su lastre grandi: una lastra da 300 mm che si ritira di 3 ppm sposta il bordo di 0,45 μm rispetto al centro, con effetto sull’allineamento tra strati (Figura 3). Secondo, la disuniformità di temperatura: uno scarto di ±5 K della temperatura del forno a 350 ℃ significa circa ±25 % di differenza di ritiro; un ritiro medio di 11 ppm porta una disuniformità di circa ±3 ppm sulla lastra, pari a una deformazione dell’ordine di 0,4 μm su una lastra da 300 mm. Terzo, il ritiro tra una fase e l’altra: se si struttura prima e si cuoce dopo, la scala del disegno si riduce rispetto alla fotomaschera e va compensata con la scalatura della maschera.

Spostamento del bordo per ritiro uniforme in funzione di dimensione e deformazione: trascurabile alle dimensioni del disco, non trascurabile su una lastra da 300 mm
Figura 3 – Spostamento del bordo per ritiro uniforme in funzione di dimensione e deformazione: trascurabile alle dimensioni del disco, non trascurabile su una lastra da 300 mm

Pre-ritiro

Per evitare il ritiro nelle fasi successive si può eseguire un pre-ritiro: sosta a una temperatura di 50–100 K superiore alla massima temperatura di processo, più lunga della fase di processo, seguita da raffreddamento lento. Con i parametri di esempio, una pre-cottura del sodico-calcico a 450 ℃ per 1 h prima di una cottura a 350 ℃ per 1 h riduce il ritiro da 11 ppm a 3,0 ppm; per il vetro privo di alcali pre-cotto a 575 ℃, il ritiro a 500 ℃ scende da 1,9 a 0,6 ppm. La pre-cottura stessa produce ritiro (sodico-calcico 450 ℃/1 h circa 350 ppm), quindi va fatta prima della strutturazione e del taglio; con cotture ripetute il ritiro diminuisce ogni volta, ma la lunga coda dell’esponenziale stirato fa sì che non arrivi mai a zero. Un’altra via è ottenere una Tf0 più bassa con un raffreddamento più lento.

Il ritiro si verifica misurando dei riferimenti: con due riferimenti distanti 100 mm, 1 ppm vale solo 0,1 μm, mentre il vetro sodico-calcico con 9 ppm/K dà 0,09 μm per uno scarto di temperatura di appena 0,1 K. La misura va quindi termostatata entro ±0,1 K, confrontando prima e dopo alla stessa temperatura.

Indicazioni pratiche

  • Mantenere le fasi termiche del vetro sodico-calcico sotto 300 ℃: il ritiro è allora di circa 1 ppm o meno e trascurabile per il disco.
  • Per fasi oltre 350 ℃ stimare il ritiro: ogni 1 K in più aggiunge circa il 5 % di ritiro, e l’uniformità di temperatura del forno va specificata di conseguenza.
  • Il ritiro cambia solo le dimensioni radiali, non gli angoli; per la sovrapposizione su lastre grandi stimare lo spostamento come ε·L/2 e decidere poi se scalare la fotomaschera.
  • Se servono fasi ad alta temperatura, pre-cuocere il substrato 50–100 K sopra la temperatura di processo prima della strutturazione.
  • Il vetro alluminoborosilicato privo di alcali praticamente non si ritira sotto 400 ℃: preferirlo quando servono fasi ad alta temperatura.
  • Verificare il ritiro confrontando le distanze tra riferimenti in condizioni termostatate (±0,1 K); non sottrarre semplicemente dati presi a temperatura ambiente e ad alta temperatura.

Conclusioni

Il ritiro in cottura del vetro deriva dal rilassamento della temperatura fittizia ed è sensibile alla temperatura in modo circa esponenziale. Con i parametri di esempio il sodico-calcico si ritira di circa 1 ppm o meno sotto 300 ℃, con un rapido aumento da 350 ℃; il vetro privo di alcali sotto 400 ℃ quasi non si ritira. Un ritiro uniforme non cambia l’angolo delle linee e incide poco sul disco in sé, ma la sovrapposizione su lastre grandi, la disuniformità del forno e le fasi ad alta temperatura vanno gestite con pre-ritiro e compensazione della maschera.


Traduzione dell’articolo originale cinese (0564). ENC7 – produttore di dischi encoder (richiesta) · Articoli tecnici · https://enc7.com

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